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Collegare l'Europa: La nuova rete centrale di trasporti dell'UE


Oggi la Commissione ha adottato una proposta per trasformare l'attuale groviglio europeo di strade, ferrovie, aeroporti e canali in una rete di trasporti unificata (la rete TEN-T). La nuova rete essenziale (denominata "rete centrale") eliminerà le strozzature, ammodernerà l'infrastruttura e snellirà le operazioni transfrontaliere di trasporto per passeggeri e imprese in tutta l'UE, migliorando i collegamenti fra i diversi modi di trasporto e contribuendo agli obiettivi dell'UE in materia di cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni di CO2 dei trasporti.

Siim Kallas, vicepresidente della Commissione e commissario responsabile per i trasporti, ha dichiarato: "I trasporti sono fondamentali per un'economia efficiente nell'UE, ma oggi mancano collegamenti vitali. Le ferrovie europee hanno 7 scartamenti diversi e solo 20 dei nostri principali aeroporti e 35 dei principali porti sono collegati direttamente alla rete ferroviaria. Senza collegamenti efficienti, l'Europa non può né crescere né prosperare."

La nuova politica fa seguito a un processo di consultazione durato due anni ed istituisce una rete centrale di trasporto da realizzare entro il 2030, che fungerà da struttura portante dei trasporti nel mercato unico. Le proposte di finanziamento pubblicate oggi (per il periodo 2014-2020), inoltre, indirizzano rigorosamente i fondi destinati ai trasporti proprio sulla rete centrale, in modo da risolvere i collegamenti mancanti transfrontalieri, eliminare le strozzature e rendere la rete più intelligente.

La nuova rete centrale TEN-T si appoggerà su una rete globale di collegamenti che alimenteranno la rete centrale a livello regionale e nazionale. Quest'ultima infrastruttura sarà finanziata principalmente dagli Stati membri, con la possibilità, in alcuni casi, di attingere a fondi UE della politica dei trasporti e della politica regionale, anche mediante nuovi strumenti innovativi di finanziamento. Lo scopo è quello di garantire che progressivamente, entro il 2050, la grande maggioranza dei cittadini e delle imprese d'Europa non debbano impiegare più di 30 minuti per raggiungere la rete globale.

Nel suo insieme, la nuova rete dei trasporti renderà possibili:

una mobilità più sicura e meno congestionata;

viaggi più agevoli e più veloci;

I 31,7 milioni di euro stanziati per i trasporti nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa del quadro finanziario pluriennale agiranno in pratica come "capitale di avviamento" per stimolare ulteriori investimenti da parte degli Stati membri volti a completare collegamenti transfrontalieri difficili, che altrimenti potrebbero non essere realizzati. Ogni milione di euro speso a livello europeo genererà 5 milioni dai governi degli Stati membri e 20 milioni dal settore privato.

In allegato figurano le mappe con la rete TEN-T (transeuropea di trasporti) centrale prevista per il 2030 e con i principali corridoi da realizzare nel periodo di finanziamento 2014-2020.

 

Contesto:

La nuova strategia prevede una rete dei trasporti europea molto più snella e rigorosamente definita, nell'intento di indirizzare la spesa verso un numero più ridotto di progetti con cui sia possibile realizzare un reale valore aggiunto. Anche gli Stati membri saranno soggetti a requisiti più rigorosi in termini di specifiche comuni che varranno a livello transfrontaliero e all'obbligo giuridico di completare effettivamente i progetti.

La rete TEN-T si articola in due strati: una rete centrale da completare entro il 2030 e una rete globale destinata ad alimentare quella centrale, da completare entro il 2050. La rete globale garantirà la piena copertura del territorio dell'UE e l'accessibilità a tutte le regioni. La rete centrale privilegerà i collegamenti e i nodi più importanti della TEN-T, in modo da renderla pienamente operativa entro il 2030. Entrambi gli strati comprendono tutti i modi di trasporto: strade, ferrovie, linee aeree, vie navigabili interne e trasporto marittimo, nonché le piattaforme intermodali.

Gli orientamenti TEN-T stabiliscono requisiti comuni per l'infrastruttura delle TEN-T, con criteri più severi per la rete centrale. Ciò garantirà operazioni di trasporto agevoli in tutta la rete. La strategia promuove anche l'attuazione di sistemi di gestione del traffico che consentiranno un'utilizzazione ottimale dell'infrastruttura e, grazie alla maggiore efficienza, ridurranno le emissioni di CO2.

La realizzazione della rete centrale sarà facilitata mediante l'adozione di un approccio per corridoi. Dieci corridoi saranno alla base dello sviluppo coordinato dell'infrastruttura nell'ambito della rete centrale. Tali corridoi interesseranno non meno di tre modi di trasporto, tre Stati membri e due sezioni transfrontaliere, unendo gli Stati membri interessati e i soggetti attivi pertinenti, come ad esempio i gestori dell'infrastruttura e gli utenti. "Piattaforme di corridoio" saranno presiedute da coordinatori europei che riuniranno tutte le parti interessate, costituendo uno strumento essenziale per garantire il coordinamento, la cooperazione e la trasparenza.

Fatti e cifre essenziali / Domande frequenti

I trasporti sono fondamentali per l'efficienza dell'economia europea.

Si prevede che il trasporto merci aumenterà dell'80% entro il 2050. Il trasporto passeggeri è invece destinato a crescere più del 50%.

La crescita ha bisogno di commercio e il commercio di trasporti. Le zone d'Europa sprovviste di buoni collegamenti non sono destinate a prosperare.

 

La nuova rete centrale - le cifre

La rete centrale interesserà:

83 porti europei principali mediante collegamenti ferroviari e stradali;

37 aeroporti principali mediante collegamenti ferroviari verso grandi città;

15 000 km di linee ferroviarie convertite all'alta velocità;

35 grandi progetti transfrontalieri per ridurre le strozzature.

Si tratterà della linfa economica del mercato unico, che consentirà una reale libertà di circolazione delle merci e delle persone in tutta l'Unione.

 

La nuova rete centrale - finanziamento

Si stima che il costo dell'attuazione della prima fase di finanziamento per la rete centrale nel periodo 2014-2020 (vedi l'elenco di progetti allegato) costerà 250 miliardi. La rete centrale dovrà essere completata entro il 2030.

Il meccanismo per collegare l'Europa stanzia 31,7 miliardi di euro per l'infrastruttura dei trasporti per il prossimo periodo finanziario (2012-2020). L'80% di questa somma sarà destinata:

ai progetti prioritari della rete centrale lungo i 10 corridoi da realizzare in quella rete. Saranno disponibili finanziamenti anche per un numero limitato di progetti riguardanti altri tratti che rappresentano un elevato valore aggiunto europeo per la rete centrale.

al finanziamento di progetti orizzontali (di contenuto informatico) come SESAR (la dimensione tecnologica del sistema di gestione del traffico aereo del cielo unico europeo) e ERTMS (il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario che dovrà essere utilizzato in tutti i grandi corridoi di trasporto). Questa è una priorità particolare, perché un'altra innovazione della nuova rete centrale consiste in obblighi più relativi all'interoperabilità dei sistemi di trasporto, mediante investimenti per raggiungere standard UE in grande parte già esistenti, ad esempio per quanto riguarda sistemi comuni di segnalazione ferroviaria.

I finanziamenti residui possono essere diretti a progetti ad hoc, compresi progetti della rete globale.

 

Come posso sapere quali progetti di trasporto saranno finanziati per il mio paese?

Il principio fondamentale è che tutti i paesi traggono benefici dall'accesso ad una solida rete centrale europea dei trasporti, che consente la libera circolazione di persone e merci. Tutti i paesi europei saranno collegati alla rete.

L'elenco dei progetti individuati come prioritari per il finanziamento dell'UE nel prossimo periodo di finanziamento (2014-2020) è riportato nell'allegato al regolamento "collegare l'Europa" - cfr. l'allegato del presente MEMO.

Questi progetti sono ammessi al finanziamento UE 2014-2020 nell'ambito della politica dei trasporti perché:

soddisfano i criteri della metodologia di appartenenza alla rete centrale (cfr. sotto per più informazioni sulla metodologia e sui criteri);

hanno un elevato valore aggiunto UE;

sono maturi per essere realizzati fra il 2014 e il 2020.

Spetterà agli Stati membri presentare alla Commissione proposte dettagliate, sulla base delle quali saranno assegnati i finanziamenti. Ciò dovrebbe avvenire entro i primi mesi del 2014. L'esatto ammontare del finanziamento dell'UE dipende anche dai dettagli delle proposte nazionali. In linea di massima, il contributo dell'UE a un grande progetto di infrastruttura di trasporto rappresenta il 20% circa del costo dell'investimento per un periodo finanziario di 7 anni. Il sostegno finanziario per studi individuali può rappresentare fino al 50% del costo e per studi e lavori per progetti transfrontalieri fino al 40%. Il resto è finanziato dagli Stati membri, dagli enti locali o eventualmente da investitori privati.

 

E se io non sono sulla rete centrale? Che cos'è la rete globale? Chi la finanzia e come funziona?

A livello regionale e nazionale, la cosiddetta rete globale alimenterà la rete centrale di trasporto. Tale rete globale è parte integrante della strategia TEN-T. Sarà gestita in gran parte dagli Stati membri, con la possibilità di ottenere alcuni finanziamenti nell'ambito della politica dei trasporti e, naturalmente, della politica regionale.

È la sussidiarietà in azione. L'intenzione è quella di garantire che progressivamente, entro il 2050, la grande maggioranza dei cittadini e delle imprese d'Europa non debbano impiegare più di 30 minuti per raggiungere la rete globale.

I nuovi orientamenti TEN-T sono molto più dettagliati dei precedenti per quanto riguarda i requisiti, anche per la rete globale, di modo che nel tempo, all'orizzonte del 2050, buona parte della rete globale avrà gli stessi standard di piena interoperabilità ed efficienza, per le ferrovie, le auto elettriche, ecc.

 

Quali requisiti sono più rigorosi per la rete centrale?

Vi sono due importanti gruppi di requisiti per i progetti della rete centrale che ricevono finanziamenti: a) requisiti tecnici che occorre realizzare; b) nuovi obblighi legali di portare a termine i progetti.

 

I requisiti tecnici

È chiaramente auspicabile, in particolare per una rete centrale, che i requisiti tecnici siano interoperabili in tutta la rete. Ciò significa, ad esempio, che l'ERTMS (European Rail Traffic Management System), il sistema informatico di base di controllo dei treni, deve essere applicato ovunque. Del pari, gli standard di sicurezza stradale sia per le gallerie che per i tratti stradali in genere devono valere su tutta la rete e la tecnologia STI (sistemi di trasporto intelligente) deve essere interconnessa. Inoltre, l'eventuale futura infrastruttura di punti di ricarica per veicoli elettrici deve obbedire a norme comuni in modo che le automobili possano utilizzarla in tutti i punti della rete.

 

Gli obblighi legali

Gli orientamenti TEN-T comprendono un nuovo obbligo legale rigoroso che impone agli Stati membri che ricevono finanziamenti per progetti della rete centrale di portarli a termine. Tali progetti non potranno protrarsi oltre il 2030, data di completamento della rete centrale. Quest'obbligo dovrebbe fornire agli Stati membri un incentivo chiaro per evitare ritardi nell'esecuzione dei progetti di trasporto.

 

Come si otterranno i 250 miliardi di euro necessari per completare la rete centrale?

I 31,7 milioni di euro stanziati per i trasporti nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa del quadro finanziario pluriennale agiranno in pratica come "capitale di avviamento" per stimolare ulteriori investimenti da parte degli Stati membri, volti a completare collegamenti transfrontalieri difficili, che altrimenti potrebbero non essere realizzati.

I finanziamenti TEN-T esercitano un forte effetto leva. L'esperienza degli ultimi anni mostra che ogni milione di euro speso a livello europeo genererà 5 milioni dai governi degli Stati membri e 20 milioni dal settore privato.

Oltre a questo effetto leva, esiste oggi la possibilità di ottenere nuovi finanziamenti privati mediante strumenti finanziari innovativi, come le obbligazioni di progetto (project bonds).

 

Come funziona il cofinanziamento? Quanto pagano gli Stati membri e quanto paga l'Europa?

L'infrastruttura dei trasporti richiede investimenti enormi, la maggior parte dei quali proverrà sempre dagli Stati membri. Il ruolo dell'Europa in termini di investimento e coordinamento consiste nel creare valore aggiunto attraverso l'eliminazione delle strozzature e la realizzazione dei collegamenti e delle connessioni mancanti, sostenendo la creazione di un'autentica rete europea dei trasporti.

I tassi ordinari di finanziamento per i progetti TEN-T della rete centrale saranno:

di un massimo del 50% per il cofinanziamento UE di studi;

di un massimo del 20% per i lavori (per esempio, lavori esplorativi per una galleria importante);

esiste la possibilità di aumentare il cofinanziamento dei progetti transfrontalieri per i collegamenti ferroviari e di navigazione interna (fino al 40%);

per taluni progetti STI, come l'ERTMS, può essere concesso un cofinanziamento più elevato, non superiore al 50%, per sostenere gli Stati membri che effettuano la transizione al nuovo sistema.

 

Come si è deciso quali progetti appartengono alla rete centrale?

La priorità era quella di riorientare i finanziamenti UE ai trasporti per creare un'autentica rete europea: invece di affrontare le strozzature a una a una, costruire una vera rete.

A tal fine, è stata elaborata una nuova metodologia, sulla base di ampie consultazioni degli Stati membri e delle parti interessate. Lo scopo era quello di creare una rete europea che collegasse fra loro i principali centri sociali ed economici e le interconnessioni con i paesi terzi (porti, aeroporti e collegamenti via terra) e di realizzare l'infrastruttura permanente necessaria per il funzionamento del mercato unico, la promozione della concorrenza e lo sviluppo dell'economia.

Tale metodologia comporta diverse fasi. In primo luogo, occorre selezionare i nodi principali, che devono soddisfare determinati criteri statistici, come ad esempio essere città capitali o altri centri socioeconomici importanti, grandi porti (per volume e criteri territoriali) e grandi aeroporti (per volume e criteri territoriali) e interconnessioni con i paesi terzi. Successivamente, i nodi selezionati devono essere collegati fra loro da modi di trasporto via terra: ferrovie, vie navigabili interne e strade (alcuni già esistenti, ma talvolta con strozzature, ed altri con collegamenti tuttora mancanti). Da ultimo, occorre integrare un'analisi dettagliata dei grandi flussi di traffico, passeggeri e merci. Questo è essenziale per definire quali tratti siano prioritari per la rete centrale e per individuare chiaramente le sezioni prioritarie da ammodernare o realizzare o da cui eliminare eventuali strozzature.

Su tale base si è proceduto a definire una rete centrale che collega nodi di importanza strategica con percorsi multimodali, tenendo conto dei grandi flussi di traffico.

Tutti i progetti della rete centrale sono prioritari ai fini del cofinanziamento UE. Tuttavia, per il periodo di finanziamento 2014-2020 si attribuisce un'importanza particolare al finanziamento dei progetti transfrontalieri che presentano il maggior valore aggiunto a livello dell'UE.

 

Che cosa sono esattamente i corridoi e a che cosa servono?

L'esperienza già acquisita ha mostrato la notevole difficoltà di realizzare progetti transfrontalieri ed altri progetti di trasporto in Stati membri diversi in modo coordinato. In effetti, è molto facile creare sistemi e connessioni divergenti, generando strozzature ancora più gravi.

Un'innovazione di rilievo contenuta nei nuovi orientamenti TEN-T è l'introduzione di dieci corridoi da realizzare nella rete centrale, che contribuiscono alla sua costituzione. Ciascun corridoio deve includere tre modi di trasporto, tre Stati membri e due sezioni transfrontaliere.

Si creeranno "piattaforme di corridoio" per riunire tutte le parti interessate e gli Stati membri. La piattaforma di corridoio è una struttura di governance che elaborerà e attuerà "piani di sviluppo di corridoio" volti a coordinare efficacemente i lavori svolti lungo il corridoio in Stati membri diversi e in diverse fasi del progetto. Le piattaforme di corridoio dei dieci principali corridoi della rete centrale saranno presiedute da coordinatori europei.

 

In che modo la nuova impostazione TEN-T raggiunge gli obiettivi ecologici?

TEN-T è uno strumento essenziale per consentire alla politica dei trasporti di raggiungere la meta generale di una riduzione del 60% delle emissioni dei trasporti entro il 2050 (cfr. il Libro bianco sui trasporti pubblicato quest'anno). Fondamentalmente, la rete TEN-T è una rete multimodale di trasporto che favorisce un trasferimento sostanziale del traffico di passeggeri e merci dal modo stradale a quello ferroviario e ad altri modi di trasporto. Tutti i progetti TEN-T sono sottoposti ad una valutazione rigorosa dell'impatto ambientale prima di essere ammessi al finanziamento dell'UE. A tal fine devono soddisfare tutti i requisiti di progettazione e sostenibilità a norma della legislazione ambientale dell'UE.

Il contesto della politica TEN-T. Scopo della politica TEN-T (rete transeuropea) dei trasporti è realizzare le infrastrutture di trasporto e le interconnessioni necessarie per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e potenziare la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione. In passato, i sistemi di trasporto europei si sviluppavano per lo più secondo criteri nazionali, con la conseguente scarsità o mancanza di interconnessioni nelle zone frontaliere o lungo corridoi strategici. La debolezza delle interconnessioni di trasporto ostacola la crescita economica. Sin dagli anni Ottanta, la politica TEN-T ha indirizzato i fondi europei al sostegno per la realizzazione di progetti infrastrutturali fondamentali per l'Europa. Sono molte le storie di successo (link). Tuttavia, soprattutto nell'attuale difficile momento economico, è necessario concentrare la spesa dell'UE per i trasporti dove possa generare il massimo valore aggiunto, creando una solida rete centrale europea.

 


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Meccanismo per collegare l'Europa: la Commissione adotta un piano di 50 miliardi di euro per rilanciare le reti europee

 


Bruxelles, 19 ottobre 2011 - In data odierna la Commissione europea ha presentato un piano di investimenti pari a 50 miliardi di euro destinato a migliorare le reti europee di trasporto, energia e digitali. Gli investimenti mirati nelle principali infrastrutture contribuiranno a creare posti di lavoro e a rafforzare la competitività dell'Europa nel momento in cui ne ha più bisogno. Il "meccanismo per collegare l'Europa" finanzierà progetti che completano i collegamenti mancanti delle reti in questione e renderà l'economia europea più verde, grazie all'introduzione di modi di trasporto meno inquinanti, collegamenti a fascia larga ad alta velocità e un uso più esteso delle energie rinnovabili in linea con la strategia Europa 2020. Oltre a ciò, il finanziamento delle reti energetiche renderà più integrato il mercato interno dell'energia, riducendo la dipendenza energetica dell'UE e rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti. Per facilitare il finanziamento del meccanismo, la Commissione ha peraltro adottato le condizioni dell'iniziativa Project Bond nel quadro di Europa 2020 (prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti). Quest'iniziativa, la cui fase pilota parte già il prossimo anno, diventerà uno degli strumenti di condivisione dei rischi al quale il meccanismo potrà attingere per attrarre finanziamenti privati per i progetti.

Ponendo l'accento su reti di trasporto, di energia e digitali intelligenti, sostenibili e totalmente interconnesse, il meccanismo per collegare l'Europa contribuirà a completare il mercato unico europeo. La Commissione ha selezionato i progetti nei quali gli ulteriori investimenti stanziati dall'UE potranno risultare più redditizi. In particolare, la Commissione prevede che, dando credibilità ai progetti infrastrutturali e diminuendo i loro profili di rischio, tali investimenti potranno attrarre ulteriori finanziamenti da parte del settore pubblico e privato. Per la prima volta, fedele al proprio impegno di creare sinergie e di semplificare le norme, la Commissione propone un unico strumento di finanziamento per i tre settori.

Il Presidente José Manuel Barroso ha dichiarato: "Il meccanismo per collegare l'Europa e l'iniziativa Project bond sono un esempio lampante del valore aggiunto fornito dall'Europa: consentiranno di costruire le strade, le strade, le ferrovie, le reti energetiche, le condutture e le reti a banda larga che sono così importanti per i nostri cittadini e per le imprese, fornendo i collegamenti mancanti delle reti infrastrutturali europee che altrimenti non sarebbero costruiti. Questi investimenti favoriranno la crescita e l'occupazione e, allo stesso tempo, faciliteranno il lavoro e gli spostamenti per milioni di cittadini e per le imprese in Europa".

Grazie al meccanismo per collegare l'Europa sarà più facile reperire finanziamenti privati e gli strumenti finanziari innovativi, come le garanzie e i project bond, potranno ottenere maggiori ripercussioni attraverso questo apporto di fondi dell'UE. La Commissione europea opererà in stretta collaborazione con la BEI onde sfruttare appieno l'interesse degli investitori del mercato dei capitali per le opportunità di investimento a lungo termine a reddito stabile.

 

Collegare l'Europa: i trasporti

Il meccanismo per collegare l'Europa prevede un investimento di 31,7 miliardi di euro per ammodernare le infrastrutture di trasporto europee, costruire i collegamenti mancanti ed eliminare le strozzature. Ciò comprende 10 miliardi di euro accantonati nel Fondo di coesione per progetti di trasporto nei paesi della coesione, mentre i rimanenti 21,7 miliardi sono stati messi a disposizione di tutti gli Stati membri per investimenti nelle infrastrutture di trasporto. L'obiettivo è di migliorare i collegamenti tra le diverse parti dell'UE, per facilitare gli scambi di merci e la circolazione delle persone tra i paesi.

Concentrandosi sui modi di trasporto meno inquinanti, il meccanismo per collegare l'Europa renderà il nostro sistema di trasporto più sostenibile, dando inoltre ai consumatori una più ampia scelta su come viaggiare.

In Europa i sistemi di trasporto si sono tradizionalmente sviluppati lungo assi nazionali, per cui, al momento della pianificazione, della gestione e del finanziamento dei progetti transfrontalieri l'UE dovrà svolgere un ruolo cruciale di coordinamento tra gli Stati membri. Una rete ben funzionante è fondamentale per il buon funzionamento del mercato unico e per promuoverne la competitività. La Commissione ha proposto di creare corridoi per coprire i più importanti progetti transfrontalieri, prevedendo che, entro il 2020, saranno necessari 500 miliardi di euro per realizzare una rete veramente europea, di cui 250 miliardi saranno destinati a eliminare le strozzature e a completare i collegamenti mancanti nella rete principale.

 

Collegare l'Europa: l'energia

Quanto all'energia, 9,1 miliardi di euro saranno investiti nell'infrastruttura transeuropea, il che dovrebbe consentire di conseguire gli obiettivi nel settore climatico e dell'energia fissati dall'UE per il 2020. Il meccanismo per collegare l'Europa consentirà inoltre di risolvere i problemi di finanziamento e di eliminare le strozzature nella rete. Il mercato interno dell'energia sarà ulteriormente sviluppato attraverso migliori interconnessioni, il che garantirà la sicurezza degli approvvigionamenti e la possibilità di trasportare energie rinnovabili a costi ragionevoli attraverso il territorio dell'Unione. I cittadini e le imprese devono poter contare sulla disponibilità di energia in ogni momento e a prezzi accessibili. I finanziamenti stanziati da questo meccanismo serviranno a mobilitare finanziamenti supplementari da parte di investitori privati e pubblici.

 

Collegare l'Europa: telecomunicazioni e TIC

Il meccanismo per collegare l'Europa prevede almeno 9,2 miliardi di euro per sostenere gli investimenti in reti a banda larga veloci e ultraveloci e in servizi digitali paneuropei.

Il finanziamento del meccanismo potrà attrarre altri finanziamenti privati e pubblici, dando credibilità ai progetti infrastrutturali e riducendone i profili di rischio. Basandosi su stime relativamente prudenti, la Commissione ritiene che il finanziamento per le infrastrutture di rete promuoverà investimenti pari a oltre 50 miliardi di euro. L'agenda digitale europea fissa obiettivi per l'accesso universale alla banda larga nel 2020 di almeno 30 Mbps, prevedendo che almeno il 50% delle famiglie acquistino velocità superiori a 100 Mbps.

Per quanto riguarda i servizi digitali, il meccanismo prevede sovvenzioni per costruire le infrastrutture necessarie per l'identificazione elettronica, gli appalti pubblici elettronici, le cartelle cliniche elettroniche, Europeana, eJustice e servizi doganali. I fondi serviranno a garantire l'interoperabilità e a finanziare i costi di gestione e di interconnessione delle infrastrutture a livello europeo.

 

Finanziamenti innovativi e iniziativa Project bond

Il bilancio dell'UE è uno strumento fondamentale per sostenere il programma di crescita e conseguire gli obiettivi di Europa 2020. È necessario fare maggior uso di strumenti finanziari innovativi per garantire l'effetto moltiplicatore del bilancio UE. L'iniziativa sui prestiti obbligazionari per il finanziamento dei progetti (Project Bond Initiative) appositamente introdotta nell'ambito di Europa 2020 ha il duplice obiettivo di rilanciare il mercato delle obbligazioni e di aiutare i promotori dei singoli progetti infrastrutturali ad attrarre finanziamenti obbligazionari privati di lunga durata. Tale iniziativa consentirà di ridurre il rischio per gli investitori che cercano opportunità di investimento a lungo termine, favorendo il rilancio del mercato obbligazionario (attualmente poco utilizzato per investimenti infrastrutturali a causa della crisi finanziaria) come fonte significativa di finanziamento del settore infrastrutturale.

La Commissione propone di varare una fase pilota nel periodo 2012-2013 ancora nell'ambito dell'attuale quadro finanziario pluriennale. La fase pilota si fonderà su una modifica del regolamento sulle reti transeuropee (TEN) e della decisione sul programma quadro per la competitività e l'innovazione e utilizzerà le linee di bilancio di questi programmi fino a un totale di 230 milioni di euro.

Analogamente al meccanismo di finanziamento con condivisione dei rischi e delle garanzie di prestito per i progetti di trasporto delle TEN-T, il bilancio dell'UE sarà utilizzato per fornire contributi in conto capitale alla BEI per coprire una parte dei rischi assunti dalla banca nel finanziamento dei progetti ammissibili. Mentre da un lato il bilancio dell'UE servirà ad attenuare i rischi assunti dalla BEI nel finanziare progetti in corso, la BEI dovrà assumersi il rischio residuo. L'effetto combinato di finanziamenti provenienti dal bilancio dell'UE associati e di quelli della banca, pari a 230 milioni di euro, dovrebbe liberare investimenti per un valore 4,6 miliardi di euro.

Nella fase pilota si prevede di concentrarsi su 5-10 progetti tra quelli che si trovano in una fase relativamente avanzata del processo di gara e di finanziamento oppure che richiedono un rifinanziamento successivo alla fase di costruzione in uno più dei tre settori interessati (trasporti, energia e banda larga).

La fase pilota sarà gestita dalla BEI.

 

Contesto

Il pacchetto per collegare l'Europa attua gli impegni assunti dalla Commissione con le proposte del quadro finanziario pluriennale del 29 giugno 2011. L'insieme di proposte adottate oggi si compone dei seguenti testi:

una comunicazione generale su un pacchetto di crescita per infrastrutture europee integrate

una comunicazione sulla fase pilota per l'iniziativa Prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti nell'ambito di Europa 2020

una comunicazione su un quadro per la prossima generazione di strumenti finanziari innovativi: le piattaforme UE di capitale e di debito

una proposta di regolamento che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa

una proposta di regolamento sugli orientamenti per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti

una proposta di regolamento sugli orientamenti per lo sviluppo della rete infrastrutturale europea dell'energia

una proposta di regolamento sugli orientamenti per le reti transeuropee di telecomunicazioni.


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La Commissione getta le basi per ottimizzare l’impatto degli investimenti della politica di coesione dopo il 2013

 

La politica di coesione dell'UE ha costituito un motore per il cambiamento nell'ultimo decennio, apportando un reale valore aggiunto alla crescita e alla convergenza nell'UE e creando direttamente più di un milione di posti di lavoro, investendo nella formazione al fine di migliorare l'occupabilità di oltre dieci milioni di persone, cofinanziando la costruzione di oltre 2 000 km di autostrade e 4 000 km di rete ferroviaria e la creazione di almeno 800 000 piccole e medie imprese (PMI). Per portare avanti tali attività in futuro e focalizzare maggiormente l'attenzione sulle priorità economiche europee, la Commissione europea ha approvato oggi un pacchetto legislativo relativo alla politica di coesione per il periodo 2014-2020. Tale pacchetto è volto a rilanciare la crescita e l'occupazione in Europa destinando gli investimenti dell'UE all'agenda per la crescita e l'occupazione dell'Europa ("Europa 2020").
L'impegno a concentrarsi su un minor numero di priorità di investimento in linea con tali obiettivi sarà al centro dei nuovi contratti di partenariato, stipulati tra la Commissione europea e gli Stati membri. Questi ultimi fisseranno obiettivi chiari e costituiranno una riserva di efficacia ed efficienza finanziaria per premiare le regioni che ottengono i risultati migliori nel raggiungimento dei loro obiettivi. Per garantire che l'impatto sulla crescita e sull'occupazione degli investimenti dell'UE non sia compromesso da politiche macroeconomiche precarie o da una scarsa capacità amministrativa, la Commissione può chiedere di riesaminare i programmi o sospendere il finanziamento in mancanza di misure correttive.
La semplificazione e l'armonizzazione delle norme dei vari fondi, inclusi il fondo per lo sviluppo rurale e il fondo per gli affari marittimi e la pesca, continueranno ad aumentare l'efficacia di tali fondi. Un'unica serie di norme per cinque fondi diversi. Un approccio più integrato assicurerà inoltre che i vari fondi perseguano finalità coerenti e accrescano reciprocamente la propria efficacia.
Le proposte odierne favoriranno in particolare l'investimento sociale, consentendo ai cittadini di affrontare le sfide future del mercato del lavoro; in questo quadro il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e il nuovo Programma per il cambiamento sociale e l'innovazione integrano e potenziano il Fondo sociale europeo.
Johannes Hahn, commissario per la Politica regionale, ha dichiarato: "La politica di coesione ha già contribuito notevolmente a sviluppare la prosperità dell'UE. Tuttavia, data la crisi economica, deve ora diventare un volano per la crescita e la competitività. Le nostre proposte faranno sì che i fondi dell'UE siano ancora più efficaci. Indirizzando gli investimenti verso i punti strategici per la crescita - piccole e medie imprese (PMI), innovazione, efficienza energetica - otterremo un impatto maggiore. Stiamo inoltre modernizzando la politica introducendo condizioni che garantiscano prestazioni e risultati, incentivi per coloro che fanno fronte agli impegni in modo più efficace e procedure semplificate".
László Andor, commissario per l'Occupazione, gli affari sociali e l'integrazione ha aggiunto: "Questa proposta integrata rafforza la dimensione sociale della politica di coesione garantendo quote minime per il Fondo sociale europeo e consolidando il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Dare la priorità ai cittadini è una parte fondamentale del nostro sforzo per uscire dalla crisi. Questi fondi sono gli strumenti finanziari che traducono le nostre politiche in realtà sul campo per milioni di cittadini, aiutandoli a trovare uno sbocco professionale e contribuendo a una ripresa che crei numerosi posti di lavoro".

 

Contesto

 

Il pacchetto comprende:

 

  • Una regolamentazione di portata globale che istituisce una serie di norme comuni per gestire il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FES), il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). In questo modo sarà possibile ottenere la migliore combinazione di fondi per incrementare l'impatto dell'azione dell'UE.

  • Tre regolamenti specifici per il FERS, il FSE e il Fondo di coesione.

  • Due regolamenti concernenti l'obiettivo cooperazione territoriale europea e il gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT).

  • Due regolamenti sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) e sul Programma per il cambiamento sociale e l'innovazione.

  • Una comunicazione sul Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE).

 

Prossime tappe

 

Queste proposte saranno ora discusse dal Consiglio e dal Parlamento europeo, affinché possano essere adottate entro la fine del 2012, per permettere di avviare una nuova generazione di programmi nel 2014 nell'ambito della politica di coesione.
Parallelamente proseguiranno i negoziati sul quadro finanziario pluriennale per l'intero bilancio dell'Unione. La Commissione ha già proposto di stanziare 336 milioni di euro per gli strumenti della politica di coesione nel periodo 2014-2020.
Gli stanziamenti definitivi da parte degli Stati membri e l'elenco delle regioni ammissibili per categoria saranno decisi solo dopo l'adozione definitiva del pacchetto in esame.

 

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La Commissione europea propone un nuovo partenariato tra l’Europa e gli agricoltori

"La Commissione europea propone un nuovo partenariato tra l'Europa e gli agricoltori in modo da poter affrontare le sfide della sicurezza alimentare, dell'uso sostenibile delle risorse naturali e della crescita. I decenni a venire saranno cruciali per gettare le basi di un'agricoltura forte e capace di affrontare i cambiamenti climatici e la concorrenza internazionale, rispondendo nel contempo alle attese dei cittadini. L'Europa ha bisogno degli agricoltori e gli agricoltori hanno bisogno del sostegno dell'Europa. È sulla politica agricola comune che si fondano la nostra alimentazione e l'avvenire di più della metà del nostro territorio", ha dichiarato Dacian Cioloş, commissario europeo all'Agricoltura e allo sviluppo rurale.
La nuova PAC permetterà di promuovere l'innovazione, rafforzare la competitività - sia dal punto di vista economico che ecologico - del settore agricolo, far fronte ai cambiamenti climatici, sostenere l'occupazione e la crescita. Essa recherà così un contributo decisivo alla strategia Europa 2020.
I dieci punti chiave della riforma

1) Aiuti al reddito più mirati per dinamizzare la crescita e l'occupazione

Per valorizzare al meglio il potenziale agricolo dell'UE, la Commissione propone di sostenere il reddito degli agricoltori in modo più equo, semplice e mirato. L'aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività. Sarà decrescente a partire da 150 000 EUR con un massimale annuo di 300 000 EUR per azienda, pur tenendo conto del numero di posti di lavoro creati nelle aziende agricole. Inoltre, gli aiuti verranno distribuiti in modo più equo tra agricoltori, regioni e Stati membri.

2) Strumenti di gestione delle crisi più reattivi e adeguati alle nuove sfide economiche

La volatilità dei prezzi rappresenta un minaccia per la competitività a lungo termine del settore agricolo. La Commissione propone reti di sicurezza più efficaci e più reattive per i comparti maggiormente esposti (intervento pubblico e ammasso privato) e suggerisce di incentivare la creazione di assicurazioni e fondi di mutualizzazione.

 

3) Un pagamento "verde" per conservare la produttività a lungo termine e tutelare gli ecosistemi

Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori, la Commissione propone di riservare il 30% dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Si tratta di pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico, e cioè: diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti, salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio.

4) Ulteriori finanziamenti per la ricerca e l'innovazione

Al fine di porre in essere un'agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva, la Commissione propone di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla ricerca e all'innovazione in campo agronomico e di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l'innovazione. Questi fondi permetteranno di promuovere il trasferimento del sapere e la prestazione di consulenza agli agricoltori, nonché di sostenere progetti di ricerca utili per l'attività agricola, stimolando una cooperazione più stretta tra il settore agricolo e la comunità scientifica.

5) Una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata

Pur situandosi all'origine della filiera alimentare, l'agricoltura è molto frammentata e poco strutturata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori, la Commissione propone di sostenere le organizzazioni di produttori e quelle interprofessionali e di sviluppare le filiere corte dal produttore al consumatore, senza troppi intermediari. D'altra parte, le quote zucchero, che hanno perso la loro ragion d'essere, non saranno mantenute al di là del 2015.

6) Incoraggiare le iniziative agro ambientali

Vanno prese in considerazione le specificità di ogni territorio e vanno incoraggiate le iniziative agroambientali a livello nazionale, regionale e locale. A tal fine, la Commissione propone che tra le priorità della politica di sviluppo rurale figurino la salvaguardia e il ripristino degli ecosistemi, la lotta ai cambiamenti climatici e l'uso efficiente delle risorse.

7) Facilitare l'insediamento dei giovani agricoltori

Due terzi degli agricoltori hanno più di 55 anni. Per incentivare l'occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all'attività agricola, la Commissione propone di istituire una nuova agevolazione all'insediamento destinata agli agricoltori che hanno meno di quarant'anni, per sostenerli durante i primi cinque anni di vita del loro progetto.

8) Stimolare l'occupazione rurale e lo spirito d'impresa

Al fine di promuovere l'occupazione e l'imprenditorialità, la Commissione propone una serie di misure intese a stimolare l'attività economica nelle zone rurali e a incoraggiare le iniziative di sviluppo locale. Verrà creato, ad esempio, un "kit d'avviamento" per sostenere i progetti di microimpresa, con finanziamenti fino a 70 000 EUR per un periodo di cinque anni. Verranno rafforzati i gruppi di azione locale LEADER.

9) Maggiore attenzione alle zone fragili

Per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei nostri territori, la Commissione offre la possibilità agli Stati membri di fornire un maggiore sostegno agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali, grazie a un'indennità supplementare. Si tratta di un aiuto che andrà ad aggiungersi a quelli già disponibili nel quadro della politica di sviluppo rurale.

10) Una PAC più semplice ed efficace

Per evitare inutili oneri amministrativi, la Commissione propone di semplificare diversi meccanismi della PAC, in particolare i requisiti di condizionalità e i sistemi di controllo, senza peraltro diminuirne l'efficacia. Inoltre, sarà semplificato anche il sostegno ai piccoli agricoltori. Questi ultimi avranno diritto a un assegno forfettario annuo che va da 500 a 1 000 EUR per azienda. Sarà incoraggiata la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l'attività ad altri agricoltori che intendono ristrutturare la propria azienda.

 

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Contratto di sviluppo: al via risorse per 400 mln

 

E' stato presentato, presso il Dicastero di Via Veneto, dal Ministro Paolo Romani e dall'ad di Invitalia Domenico Arcuri, il "Contratto di Sviluppo", la nuova misura attuata dal per stimolare la crescita e gli investimenti produttivi delle aziende italiane.

 

Il contratto funziona in modo snello e con poca burocrazia, e di fatto sostituisce e semplifica gli accordi di programma, così come gli altri strumenti di programmazione negoziata.
La dotazione finanziaria iniziale, immediatamente disponibile, è di 400 milioni di euro, da destinare prioritariamente nelle 4 regioni obiettivo convergenza del Mezzogiorno.
Sono agevolabili iniziative nei settori dell'industria, della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, del turismo e del commercio.
L'importo complessivo per poter accedere al finanziamento non può essere inferiore a:

- 30 milioni di euro in caso di programmi di sviluppo industriale o di sviluppo commerciale;
- 22,5 milioni di euro nel caso di programmi di sviluppo turistico;
- 7,5 milioni di euro nel caso di programmi riguardanti attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.
Il Contratto di sviluppo, le cui procedure saranno gestite da Invitalia, accelera e semplifica in modo significativo le tempistiche per l'approvazione delle domande, l'erogazione dei contributi e le variazioni progettuali successive alla stipula del contratto.
Al finanziamento dei Contratti potranno concorrere anche le Regioni con proprie risorse.
"Il contratto di sviluppo - ha affermato Romani - è un provvedimento significativo che il governo attua concretamente sul fronte della crescita. Puntiamo a rafforzare i settori industriale, turistico e agricolo attraverso uno strumento semplice e innovativo. Nella sola giornata di oggi, sono pervenute a Invitalia circa 100 domande di finanziamento. Nei prossimi giorni, come governo - ha concluso il Ministro - avvieremo altre importanti misure per stimolare la ripresa e la crescita della nostra economia, un obiettivo su cui deve mobilitarsi in modo compatto l'intero sistema Paese".

 

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Aumenta il budget del fondo europeo per l’efficienza energetica (EEEF)

 

Lanciato nel Luglio 2011, il Fondo Europeo per l'efficienza energetica ha l'obiettivo di promuovere un mercato dell'energia sostenibile con una più efficace protezione dell'ambiente.

La Commissione Europea ha di recente investito una prima tranche di ml€ 125, i quali vanno ad aggiungersi ai ml€ 75 della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Ulteriori depositi sono stati previsti dalla Cassa di Depositi e Prestiti che contribuirà con ml€ 60. La Deutsch Bank, cha ha stanziato un somma pari a ml€ 5, svolgerà il ruolo di "investment manager" per il fondo.

Il Fondo Europeo per l'efficienza energetica, si configura come una "sustainable energy facility" all'interno di una Public Private Partnership. Più in generale, l'obiettivo a breve termine consiste nell'innalzare il valore totale del fondo (EEEF) fino ad un max. di € 800 milioni attraendo nuovo investitori. In particolare, il nuovo fondo finanzierà progetti realizzati da autorità municipali, locali e regionali oltre a entità private che operano per conto delle sopra citate autorità. Le azioni chiave dovranno essere inquadrate principalmente nel quadro dell'efficienza energetica, "small-scale renewable energy" e "clean
urban transport".

Il Presidente della Banca Europea degli Investimenti, Philippe Maystadt, intervenendo nel corso della giornata di presentazione del Fondo (EEEF) ha evidenziato: " We expect the fund to focus on smaller scale investments by local authorities or energy service companies (ESCOs), thereby complementing the larger scale finance that the EIB already offers for energy efficiency investments throughout the European Union."

E' stato lanciato un sito web al fine di fornire informazioni concernenti il fine ed i principali obiettivi dell'EEEF. Le informazioni sono complementate dalle opportunità di finanziamento messe a disposizione della promozione e della sostenibilità energetica a livello locale e regionale.

 

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MSE: assegnati 20 milioni di euro alle PA sulla linea di attivita’ 1.3., per progetti innovativi di impianti a fonti rinnovabili

 

In arrivo 20 milioni di euro per finanziare interventi per energie rinnovabili e risparmio energetico nel Mezzogiorno. Al termine della valutazione tecnica, la Direzione generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili e l'efficienza energetica del Dipartimento Energia del Ministero ha pubblicato l'elenco dei progetti cosiddetti "esemplari", proposti dalle Pubbliche Amministrazioni, che sono stati ammessi al contributo (pari al 100%) a valere sulle risorse del Programma Operativo Interregionale Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico 2007-2013 (POI Energia).
Si tratta di strutture regionali, di comuni, di scuole che hanno risposto positivamente al bando di dicembre scorso, presentando progetti che integrassero interventi di produzione di energia da fonti rinnovabili sull'edilizia pubblica con elementi di innovazione tecnologica o con interventi di uso efficiente dell'energia prodotta.
Con questi interventi viene impresso un altro colpo di acceleratore all'aumento della capacità di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ma soprattutto allo sviluppo di modelli di intervento integrato "rinnovabili-efficienza energetica" e alla valorizzazione del ruolo della Pubblica Amministrazione che, nel Piano nazionale per l'efficienza energetica appena varato, dovrebbe assumere un ruolo sempre più esemplare.
In piena coerenza con gli obiettivi del POI Energia, la localizzazione al Sud non solo migliorerà la capacità produttiva, ma valorizzerà le performance geografiche, contribuendo così alla diversificazione delle fonti energetiche ed allo sviluppo socioeconomico dei territori.
In precedenza, il MiSE aveva finanziato altri progetti per energie rinnovabili, sempre a favore di soggetti pubblici, per 30 milioni di euro; è stato, inoltre, definito a luglio 2011 un accordo con il Ministero per i beni culturali per la realizzazione di interventi specifici su strutture di pregio o di alto valore culturale ed architettonico, sulla base di standard rispettosi della natura del bene.